Geoboard

La geoboard è una tavoletta di legno che serve per far familiarizzare i bambini con le forme geometriche nel momento in cui si seguono esempi strutturati (es. disegni di quadrati, triangoli) o per dare sfogo al pensiero creativo se il gioco è libero.

Crearla è facilissimo e la cosa divertente è che si può portare anche in viaggio se là si costruisce di dimensioni ridotte.

Basta avere un pezzo di legno, un punteruolo per fare dei buchi equidistanti, dei chiodi da avvitare lasciando un piccolo pezzo fuori e degli elastici con cui sbizzarrirai.

La geometria sarà più divertente 😉

Impronte di foglie

Conoscere la natura significa avere la possibilità di osservarla e relazionarsi con essa per poterne cogliere differenze e peculiarità.

Oggi lo abbiamo fatto “analizzando” le foglie per vederne la forma, la grandezza, le nervature in un modo particolare.

Ci siamo armati di  fogli bianchi un po’ spessi e di pastelli a cera e abbiamo raccolto foglie tra loro diverse (fico, rosmarino, erba, edera e altre).

Abbiamo inserito le foglie tra due fogli e poi abbiamo colorato il foglio con i pastelli a cera per vedere magicamente apparire le sagome e i dettagli delle foglie sottostanti.

Oltre la sorpresa di vedere apparire qualcosa sul foglio, è stato bello guardare come si caratterizza ciascuna foglia…da ripetere 😉

Ti sei divertito?

Ogni volta che rincontriamo o sentiamo i nostri figli dopo averli lasciati a qualcun altro, che sia la scuola, i nonni, la tata, gli poniamo la fatidica domanda “ti sei divertito?”.

A noi sembra più che legittimo porgli questo quesito, d’altronde siamo cresciuti con genitori che ogni volta che uscivamo di casa ci raccomandavano “divertiti e fai il bravo”, ma cosa realmente vogliamo sapere da loro?

Sincerarci che nostro figlio abbia appreso le buone maniere, abbia riso, scherzato e giocato senza problemi ci alleggerisce indubbiamente da una serie di massi emotivi difficili da tollerare soprattutto quando si è distanti proprio perché si è inermi.

Il divertimento che tanto auspichiamo che nostro figlio raggiunga, nasconde la nostra tendenza ad avere tutto e sempre sotto controllo, tendenza su cui forse vale la pena fermarsi a ragionare.

Abbiamo la pretesa di essere gli unici abili nel risolvere i momenti di crisi dei nostri bambini, gli unici a conoscere quali i punti su cui far leva per arginare un “dramma”, gli unici capaci di fargli tornare il sorriso dopo un pianto. Questo come potete immaginare è una pura illusione. E’ ovvio che siamo in grado di fare tutte queste cose probabilmente meglio e di sicuro più velocemente degli altri, ma se siamo convinti di essere gli unici a poterlo fare non facciamo altro che creare un disagio diffuso: inculchiamo in nostro figlio e in chi lo accudisce in nostra assenza un senso di sfiducia totale.

La figura che prenderà le nostre veci si sentirà talmente sotto pressione e così in tensione che avrà maggiori possibilità di incorrere in qualche errore e difficilmente si sentirà libera di esprimere le proprie strategie di problem solving o di accudimento che, invece, sono una risorsa senza eguali per nostro figlio, che dalla visione di modi diversi di approcciarsi alle cose potrà apprendere stimoli che arricchiranno lui e il suo bagaglio conoscitivo ed emotivo.

Questa nostra smania di controllo, inoltre, porterà nostro figlio con il tempo a convincersi di non avere gli strumenti e le potenzialità di tirarsi fuori da solo da un momento di difficoltà e penserà che noi non crediamo in lui e nella sua capacità di far fronte alle frustrazioni. Tutto ciò avrà inevitabilmente dei riflessi sulla sua autostima e sul nostro rapporto. Prima poi si accorgerà che anche noi siamo umani e abbiamo dei limiti.

Quando torniamo a casa e abbracciamo nostro figlio quindi, forse conviene chiedergli “come è andata oggi?” e ascoltare solo ciò che lui vorrà raccontarci, quello su cui vorrà porre enfasi e accettare che possa essersi annoiato, arrabbiato o che possa essersi sentito triste, in colpa o escluso, perché anche noi nell’arco di una giornata non ci divertiamo e basta.

 

Nebulosa

Edo si è appassionato allo spazio e al sistema solare già da un po’ di mesi e così ogni tanto tento di ingegnarmi e trovare idee di attività che possano fare al caso nostro.

Un giorno guardando i brillantini del barattolo della calma ondeggiare nell’acqua colorata, mi e’ smbrato di vedere un cielo stellato e così ho provato a vedere cosa sarebbe venuto fuori dall’unione di quest’ultimo con il cotone…et voila’ una nebulosa

Il processo di realizzazione è facilissimo:

– prendere un barattolo o una bottiglietta trasparente (io ho usato quella del frullato)

– riempire un terzo di acqua

– aggiungere un goccio di colorante alimentare e colla glitterata o brillantini

– chiudere e scuotere energicamente

– inserire del cotone finché non è totalmente inzuppato

– ripetere l’operazione cambiando colore del colorante.

I tempi sono velocissimi, l’entusiasmo è assicurato e si ha un ottimo punto di partenza per esplorare un pezzetto in più di cielo e del sistema solare.

 

Un regalo speciale:una maglietta da colorare

L’arrivo dell’estate coincide con la fine della scuola e l’inizio delle vacanze.

La “separazione” è un concetto adulto, anche se i bambini sono assolutamente esperti in merito e il saluto con i propri amici, l’idea di non vederli per un po’ di tempo può essere motivo di tristezza.

Un modo per far fronte a questo sentimento può essere quello di creare un legame “astratto” che abbia però una forma concreta così da potersi ricordare dei propri amici anche se lontani.

L’idea che vi propongo è di disegnare o colorare una maglietta per e/o con i propri amici. Come?

I passaggi sono semplicissimi. Servono:

– maglietta bianca (h&m, ovs o decathlon ne vendono a prezzi contenuti)

– pennarelli e/o tempere per tessuti (si trovano su Amazon, in colorificio o nei negozi fai da te come Brico)

– un cartone sottile

– la stampa del disegno che volete riprodurre.

Ora dovete decidere quale opzione preferite tra la creazione di una maglietta a tema libero o la riproduzione di un disegno da colorare.

Prendete una maglietta, inserite nel mezzo un pezzo di cartone sottile così da creare uno spessore ed evitare che il colore trapassi da una parte all’altra.

Se optate per il disegno libero, invitate il vostro bambino a pensare a qualcosa che possa piacere all’amico a cui vuole regalare la maglietta o qualcosa che fanno insieme e fateglielo disegnare tenendo ben teso il tessuto della maglietta.

Se non sapesse come farlo, stampategli un’immagine da cui possa trarre spunti per la riproduzione del soggetto.

Altrimenti potete, soprattutto se sono tanti i bambini, trovare un’immagine che piaccia trasversalmente a tutti, stamparla, ricalcarlo i bordi ed inserirla tra il cartone e la maglietta così da poter vedere e ripassare il contorno della sagoma agevolmente sulla maglietta. Il mio consiglio è di cercare immagini semplici con pochi dettagli.

Una volta ricalcata l’immagine si può organizzare una merenda in cui i bambini si ritrovano a colorare ciascuno la propria maglietta che poi porteranno via ed indosseranno durante le vacanze.

L’idea della maglietta si può usare anche per creare abiti ad hoc per giornate speciali, come compleanni, battesimi con le immagini preferite del festeggiato.

oppure può essere utilizzata come idea di regalo di fine anno per i bambini che finiscono un percorso scolastico.

 

chi ha paura del rischio?

È ormai provato che stare all’aria aperta e sperimentarsi con un ambiente naturale anche in contesti metropolitani contribuisce al benessere fisico e psicologico dei bambini. I parchi sono ambienti ricchi di stimoli perché forniscono opportunità di apprendimento ed esplorazione senza eguali, vengono messe in gioco le abilità manuali, fisiche, cognitive, relazionali ed emotive del bambino che così saprà percepirsi e definirsi in uno spazio diverso da quello a cui è abituato.

Ma i genitori sono così felici e tranquilli di ritornare in un ambiente meno protetto delle mura domestiche?

E’ una tendenza diffusissima, un istinto naturale, quello di costruire o ricercare situazioni e attività il meno pericolose possibili per i propri figli, ne sono testimonianza anche i parchi giochi che hanno una serie di elementi volti alla sicurezza (pavimentazione anti trauma, inclinazioni particolari, etc) tanto da diventare molto simili tra di loro e da essere percepiti come artificiali, prevedibili, banali e noiosi, perdendo spesso di appeal agli occhi dei bambini.

L’idea, infatti, che i propri piccoli possano farsi male, anche banalmente, è fonte di disagio e ansia per molti genitori, ma il rischio è una condizione inevitabile a cui mamma, papà e bambini devono abituarsi per il bene di tutti.

Come poter fare allora?

Evitare ai bambini di confrontarsi con qualsiasi situazione o oggetto potenzialmente pericoloso lo fa diventare in automatico inesauribile fonte d’interesse. Conviene, per cui, insegnare loro gli strumenti e le abilità che potrebbero tornargli utili in queste occasioni.

Stare in ambienti destrutturati e imprevedibili, come quelli naturali, con una certa frequenza e costanza è il primo passo per prendere confidenza con se stessi e con le proprie capacità e i propri limiti.

Non anticipare le azioni del bambino, non autocorreggerlo, non proporgli attività ma osservare come si muove senza intromissioni soprattutto di fronte a potenziali rischi non effettivamente pericolosi per la sua incolumità, diventa un’opportunità per lui di conoscersi, autoaffermarsi, distinguendo i pericoli reali da quelli immaginari, attuando strategie personali per superarli o mettersi in sicurezza.

Compito dei genitori è insegnare ai propri figli che nel mondo non esiste un solo tipo di pericolo, ma diversi gradi di rischio. Imparando a discriminarli, il bambino potrà approcciarsi con maggiore sicurezza con il mondo circostante, avere maggiore fiducia in se stesso e di conseguenza una migliore autostima.

Di fronte ad uno scivolo al parchetto, per cui, è più costruttivo insegnare al bambino come risalirlo al contrario piuttosto che vietarglielo, senza per questo venir meno al rispetto degli altri bambini cha avranno la priorità nell’usarlo nel verso giusto. Così come diventa poco utile per il bambino avere bretelle che gli evitino le cadute in fase di apprendimento nel camminare o proibirgli la possibilità di arrampicarsi su un albero sotto l’attenta vigilanza di un adulto e così via.

Non permettere ai bambini di esplorare e di mettersi alla prova non è un atto di protezione, ma la negazione di un’opportunità di crescita. Essere più audaci e spensierati potrebbe essere un vantaggio per tutti.

 

 

Ma sono veramente tutti amici?

Spesso si sentono fuori da scuola o al parchetto o negli spogliatoi frasi pronunciate dai genitori come “ti sei divertito con i tuoi amici?”, “ti sei fatto dei nuovi amici?”, “vai a giocare con il tuo nuovo amichetto”, “guarda c’è anche la tua amica che fa nuoto”. Amici, amici, amici.

Ma vi siete mai domandati quanto questo bisogno spasmodico di avere degli amici è dei genitori o dei bambini?

L’amicizia è un sentimento e un valore molto importante nella vita di ciascun individuo, un traguardo significativo, un rapporto pesato e ponderato, non concesso indistintamente a chiunque. Per quale motivo allora quando si è piccoli bisogna fare di tutta un’erba un fascio e chiamare qualsiasi bimbo si relazioni con il proprio figlio “amico”?

Di fondo c’è il grosso timore che i propri figli possano imbattersi e vivere emozioni giudicate come negative, quali la solitudine, l’esclusione, la frustrazione, ancor più enfatizzate da una società come la nostra dove le relazioni e interazioni vis a vis sono diventate sempre più una rarità.

Poi c’è il desiderio che il proprio figlio sia come tutti gli altri e che debba avere per forza il desiderio di socializzare e interagire con qualsiasi bambino, dimenticandosi che può avere delle simpatie e antipatie e/o difficoltà, fragilità, insicurezze proprie del suo carattere.

Infine, è sempre più diffusa la falsa credenza che utilizzare un bagaglio limitato di parole per comunicare con i propri figli (e per cui l’utilizzo indistinto della parola amicizia) possa facilitare la loro comprensione. Questa convinzione maschera la comodità implicita di non doversi imbattere in spiegazioni e sfumature troppo macchinose, impegnative e che rubano troppo tempo, che però sono essenziali per i bambini per arricchire il proprio bagaglio lessicale ed emotivo.

Se si ragiona sulla quantità di rapporti di amicizia che una persona ha da adulto, verrà facile comprendere che non è poi così necessario che i bambini considerino tutti amici. E allora conviene fare un po’ di sforzo e investire sulle distinzioni tra le parole “amico/a”, “conoscente”, “compagno/a”, “bambino/a” così che a lungo termine vostro figlio saprà ricercare e vivere con diverse intensità e coinvolgimento le relazioni che inevitabilmente popoleranno la sua vita, filtrando e dando pesi e significati differenti alle persone che incontrerà. Rendere il proprio figlio più consapevole di sé e degli altri sarà un regalo enorme che gli farete, anche se questo vorrà dire vederlo stare da solo al parco o giocare con pochi o desiderare passare del tempo con voi rispetto che con i coetanei.

 

(l’originale dell’articolo di Insieme del numero di novembre 2017)

il totoscommesse delle somiglianze

Dopo nove lunghi mesi di attese, di proiezioni, di sogni finalmente una mamma conosce il proprio bambino. Inizia ad osservarlo, a toccarlo, ad annusarlo, a conoscerlo e ad amarlo indipendentemente da come sia. Ma se si allarga il focus ci si accorgerà che lo scenario include altri soggetti: il papà, i nonni, gli amici, i parenti, il personale dell’ospedale. Tutti con occhi e sentimenti differenti…ed è lì che inizia l’inesorabile totoscommesse sulle somiglianze che non cesserà facilmente.

Ma cosa si cela dietro “è tutto la mamma”, “guarda ha fatto una smorfia che è proprio del papà”, “ha un neo che aveva anche il prozio di tua nonna”?

Nel primo periodo questa smania di trovare tratti in comune con le famiglie d’origine coincide con il bisogno di appartenenza.

Per i genitori è un modo di avvicinarsi al proprio bambino, trovando scorciatoie che gli permettano di includerlo mentalmente e velocemente nel proprio nucleo familiare e di avere una prova tangibile (e rassicurante) che il proprio DNA sia presente e manifesto.

Per gli altri parenti trovare somiglianze è come individuare un fil rouge intrafamiliare, diramazioni che raccontano di storie e aneddoti passati, un pezzetto di eredità genetica, e non solo, di cui il bambino si fa carico.

Bisogna porre anche delle altre attenzioni. Infatti se per alcuni il gioco di “indovina chi” può sembrare divertente, per un genitore, soprattutto per una mamma, il cui equilibrio ormonale, psicologico, emotivo e fisico non ha trovato ancora la sua dimensione può rivelarsi doloroso e devastante. Si potrebbe sentire tagliata fuori, non inclusa in una fase delicata e importante come quella iniziale dell’instaurare una relazione con il proprio piccolino.

Inoltre, il desiderio di individuare similarità può caricarsi di aspettative di comportamenti e temperamenti. Somiglianza può voler dire omogeneità, non peculiarità e soprattutto carico di responsabilità, attendersi che uno funzioni così.

Se sei tutta la mamma sarai inevitabilmente testarda, tenace, emotiva come lei e così la personalità del bambino potrà essere l’ombra di quella di qualcun altro, le sue azioni, le sue conquiste, le sue tappe saranno paragonate e assimilate a quelle di qualcun altro con il grande rischio di non vedere più il bambino nella sua unicità.

Per cui, quando un bambino è appena nato, prima di tentare di individuare a chi può assomigliare, mordetevi la lingua, aspettate un secondo e rispettate la mamma, il bambino e la loro relazione perché loro sono speciali nella loro unicità, che è irripetibile e non paragonabile a nessun’altra!

Impronte in negativo e positivo

Lasciare traccia di se’ è anche giocare con le proprie impronte e perché non farlo alla rovescia?

I bimbi avevano voglia di tempera e in questo periodo di pioggia, ho deciso di fargli sperimentare diversi modi di giocare con le loro impronte.

Prima abbiamo pennellato piedi e mani con le tempere ad acqua e le abbiamo impresse su un quadro.

Poi abbiamo usato la mano e il piede puliti, li abbiamo appoggiati  su un cartoncino, fatto il contorno, tagliato le sagome, che abbiamo posizionate su un’altra tela fermandole con dello scotch di carta posizionato sul retro. I bimbi hanno poi dipinto il resto della tela come volevano. Una volta asciugata la tempera, abbiamo tolto le sagome ed è stato sorprendente per loro vedere come anche in questo modo avessero lasciato le loro impronte, anche se bianche.

Un’attività veloce e di facile realizzazione, con il vantaggio di avere traccia del loro passaggio, della loro crescita, da guardare in futuro e sorridere nell’appurare di come mani e piedi fossero così piccoli.

Memory sonoro

Quando pensiamo di usare i cinque sensi nelle attività da proporre ai bambini, inevitabilmente ci focalizziamo sul tatto e sulla vista, lievemente sul gusto e l’olfatto e spesso trascuriamo l’udito!

I bimbi che vivono in città sono esposti a rumori più che suoni: le auto che strombazzano, i camion della pattumiera, i mezzi di soccorso, quelli da cantiere e contesti in cui per farsi sentire devono urlare.

L’utilizzo degli strumenti musicali è sicuramente una risorsa per loro per allenare l’udito ed e’ una ricchezza per l’espressione di se’ (a tal riguardo leggete un articolo che ho scritto sull’importanza della musica nello sviluppo), ma i suoni con cui si relazionano, anche se molto diversi tra loro, sono tendenzialmente molto forti.

E’ da questa considerazione che sono partita per creare le due attività che vi propongo, ovvero quella di abituarli a suoni più lievi avvalendosi “solo” di ciò che avete in casa.

La prima consiste nel riempire una piccola boccetta di plastica (quella del succo di frutta o dello yogurt per intenderci) con un materiale alla volta senza farsi vedere, per esempio pasta, farina, riso, lenticchie, farro, zucchero, sale, acqua, e far indovinare al bambino il suo contenuto.

La seconda attività è il memory sonoro. Recuperate un numero di bottigliette da 200gr tale da consentirvi  di riempirne un paio dello stesso materiale. Meglio se non trasparenti così da evitare la visione di ciò che conterrà. Scegliete materiali che abbiano suoni molto diversi tra loro, es. acqua, noci, zucchero, fagioli, mais e distribuiteli in due bottigliette stando attenti a introdurre la medesima quantità. A quel punto invitate i bambini a trovare le bottigliette che hanno lo stesso identico suono con la stessa logica e regole del memory classico.

I bimbi arricchiranno il loro bagaglio sensoriale e vi ripagheranno con un sorriso enorme.

vi consiglio di proporre entrambe  le attività in modo graduale così da abituarli a questi nuovi stimoli.