L’importanza del giocare insieme
Provate a pensare quante volte i vostri figli vi chiedono di giocare insieme? E quante volte voi giocate davvero con loro?

Alle volte si pensa che il gioco sia puramente una questione ludica, spensierata e che appartenga solo al mondo infantile o al contrario che possa essere utilizzato come strumento educativo per insegnarli valori e abilità. Qualsiasi sia il significato che gli si attribuisce non bisogna dimenticarsi di quale risorsa il gioco possa essere in termini relazionali.

Il gioco, infatti, è il linguaggio elettivo che i bambini usano per entrare in relazione con l’altro e lo usano come strumento per scoprire se stessi, le proprie capacità, i propri limiti, le conseguenze di un’azione sull’altro, i propri e altrui sentimenti. Il gioco è terreno fertile per l’instaurarsi di un incontro e condivisione autentica, ma c’è bisogno che entrambi le parti siano realmente coinvolte.

Interessarsi a ciò che il bambino sta facendo, allo svolgimento delle sue azioni, alla modalità e allo scopo del gioco stesso, lo fa sentire una persona stimolante e attraente, capace di fare attività piene di valore, con l’effetto che si rafforza inevitabilmente la sua autostima.

Inoltre, il gioco è un modo che i genitori hanno per conoscere meglio i proprio figli, le loro preferenze, le loro abilità e il piacere di fare qualcosa di divertente e al tempo stesso impegnativo insieme crea automaticamente una forte complicità, rafforzando la relazione.

Scendere a compromessi, tollerare alcune scelte, sottostare a delle regole e/o modificarne altre, reagire positivamente sia ad una vittoria che ad una sconfitta è un’opportunità favolosa per osservare l’altro ed è una buona palestra sia per grandi che per i piccini per una vita in comunità.

Il gioco offre la possibilità di sperimentare e rivedere alcuni ruoli: genitori e bambini sono tendenzialmente allo stesso livello, ma possono anche essere gli adulti in una posizione di fragilità e debolezza facendosi vedere nelle loro imperfezioni, così come essere nei panni dell’altro e guardando (e rimandando) la realtà da punti di vista differenti.

Si pensa che il gioco sia una prerogativa dei bambini, ma in realtà è un bisogno di cui anche gli adulti non possono fare a meno pur se con altre caratteristiche e modalità, basti pensare al successo di alcuni videogiochi e di APP o alle partite di calcetto. Perché allora non ritagliarsi un momento in cui mettersi al livello del proprio figlio, scegliere un gioco che possa piacere ad entrambi e tornare bambini con loro? Il ruolo genitoriale e la credibilità non verranno messi a repentaglio, ma attraverso il gioco si

offrirà la possibilità di far vedere ai propri figli una parte di sé nuova.

Giocare si può fare in ogni luogo e in ogni momento, fermi in macchina, in movimento al parco, seduti sul tappeto di casa, senza la necessità che ci sia un pensiero strutturato o un’organizzazione capillare, l’importante è la volontà e l’assenza di distrazioni esterne.

(l’originale dell’articolo di Insieme di gennaio 2018)

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