Ti sei divertito?
A noi sembra legittimo porre questo quesito ma cosa vogliamo sapere davvero da loro?

Ogni volta che rincontriamo o sentiamo i nostri figli dopo averli lasciati a qualcun altro, che sia la scuola, i nonni, la tata, gli poniamo la fatidica domanda “ti sei divertito?”.

A noi sembra più che legittimo porgli questo quesito, d’altronde siamo cresciuti con genitori che ogni volta che uscivamo di casa ci raccomandavano “divertiti e fai il bravo”, ma cosa realmente vogliamo sapere da loro?

Sincerarci che nostro figlio abbia appreso le buone maniere, abbia riso, scherzato e giocato senza problemi ci alleggerisce indubbiamente da una serie di massi emotivi difficili da tollerare soprattutto quando si è distanti proprio perché si è inermi.

Il divertimento che tanto auspichiamo che nostro figlio raggiunga, nasconde la nostra tendenza ad avere tutto e sempre sotto controllo, tendenza su cui forse vale la pena fermarsi a ragionare.

Abbiamo la pretesa di essere gli unici abili nel risolvere i momenti di crisi dei nostri bambini, gli unici a conoscere quali i punti su cui far leva per arginare un “dramma”, gli unici capaci di fargli tornare il sorriso dopo un pianto. Questo come potete immaginare è una pura illusione. E’ ovvio che siamo in grado di fare tutte queste cose probabilmente meglio e di sicuro più velocemente degli altri, ma se siamo convinti di essere gli unici a poterlo fare non facciamo altro che creare un disagio diffuso: inculchiamo in nostro figlio e in chi lo accudisce in nostra assenza un senso di sfiducia totale.

La figura che prenderà le nostre veci si sentirà talmente sotto pressione e così in tensione che avrà maggiori possibilità di incorrere in qualche errore e difficilmente si sentirà libera di esprimere le proprie strategie di problem solving o di accudimento che, invece, sono una risorsa senza eguali per nostro figlio, che dalla visione di modi diversi di approcciarsi alle cose potrà apprendere stimoli che arricchiranno lui e il suo bagaglio conoscitivo ed emotivo.

Questa nostra smania di controllo, inoltre, porterà nostro figlio con il tempo a convincersi di non avere gli strumenti e le potenzialità di tirarsi fuori da solo da un momento di difficoltà e penserà che noi non crediamo in lui e nella sua capacità di far fronte alle frustrazioni. Tutto ciò avrà inevitabilmente dei riflessi sulla sua autostima e sul nostro rapporto. Prima poi si accorgerà che anche noi siamo umani e abbiamo dei limiti.

Quando torniamo a casa e abbracciamo nostro figlio quindi, forse conviene chiedergli “come è andata oggi?” e ascoltare solo ciò che lui vorrà raccontarci, quello su cui vorrà porre enfasi e accettare che possa essersi annoiato, arrabbiato o che possa essersi sentito triste, in colpa o escluso, perché anche noi nell’arco di una giornata non ci divertiamo e basta.

Ultimi articoli