Ma sono veramente tutti amici?
L’amicizia è un sentimento e un valore molto importante nella vita di ciascun individuo, un traguardo significativo, un rapporto pesato e ponderato, non concesso indistintamente a chiunque

Spesso si sentono fuori da scuola o al parchetto o negli spogliatoi frasi pronunciate dai genitori come “ti sei divertito con i tuoi amici?”, “ti sei fatto dei nuovi amici?”, “vai a giocare con il tuo nuovo amichetto”, “guarda c’è anche la tua amica che fa nuoto”. Amici, amici, amici.

Ma vi siete mai domandati quanto questo bisogno spasmodico di avere degli amici è dei genitori o dei bambini?

L’amicizia è un sentimento e un valore molto importante nella vita di ciascun individuo, un traguardo significativo, un rapporto pesato e ponderato, non concesso indistintamente a chiunque. Per quale motivo allora quando si è piccoli bisogna fare di tutta un’erba un fascio e chiamare qualsiasi bimbo si relazioni con il proprio figlio “amico”?

Di fondo c’è il grosso timore che i propri figli possano imbattersi e vivere emozioni giudicate come negative, quali la solitudine, l’esclusione, la frustrazione, ancor più enfatizzate da una società come la nostra dove le relazioni e interazioni vis a vis sono diventate sempre più una rarità.

Poi c’è il desiderio che il proprio figlio sia come tutti gli altri e che debba avere per forza il desiderio di socializzare e interagire con qualsiasi bambino, dimenticandosi che può avere delle simpatie e antipatie e/o difficoltà, fragilità, insicurezze proprie del suo carattere.

Infine, è sempre più diffusa la falsa credenza che utilizzare un bagaglio limitato di parole per comunicare con i propri figli (e per cui l’utilizzo indistinto della parola amicizia) possa facilitare la loro comprensione. Questa convinzione maschera la comodità implicita di non doversi imbattere in spiegazioni e sfumature troppo macchinose, impegnative e che rubano troppo tempo, che però sono essenziali per i bambini per arricchire il proprio bagaglio lessicale ed emotivo.

Se si ragiona sulla quantità di rapporti di amicizia che una persona ha da adulto, verrà facile comprendere che non è poi così necessario che i bambini considerino tutti amici. E allora conviene fare un po’ di sforzo e investire sulle distinzioni tra le parole “amico/a”, “conoscente”, “compagno/a”, “bambino/a” così che a lungo termine vostro figlio saprà ricercare e vivere con diverse intensità e coinvolgimento le relazioni che inevitabilmente popoleranno la sua vita, filtrando e dando pesi e significati differenti alle persone che incontrerà. Rendere il proprio figlio più consapevole di sé e degli altri sarà un regalo enorme che gli farete, anche se questo vorrà dire vederlo stare da solo al parco o giocare con pochi o desiderare passare del tempo con voi rispetto che con i coetanei.

(l’originale dell’articolo di Insieme del numero di novembre 2017)

Ultimi articoli