L'acqua... una tortura

Spesso il momento del bagnetto che tutti decantano come un momento di relax per il bambino può rivelarsi una vera tortura, per mamma e bambino. Per non parlare della piscina che tanto è utile per lo sviluppo psicofisico dei nostri figli.

Come fare allora per rendere l’acqua piacevole?

Innanzitutto, la prima cosa da fare è comprendere se si tratta di paura dell’acqua (di affogare, di non toccare, etc) o di un fastidio legato all’essere bagnato o al momento stesso del bagno (schizzi, fondo scivoloso, essere nudi, etc.).

Qualsiasi sia la motivazione sottostante va trattata con delicatezza onde evitare di peggiorare la situazione e di creare una vera e propria fobia.

L’acqua è un elemento con cui noi ci interfacciamo, ma non è il nostro habitat naturale e questo lo sanno bene i nostri geni. La paura, infatti, è una reazione istintiva a qualcosa di ignoto che non conosciamo, che non padroneggiamo e che non ci fa sentire totalmente al sicuro. La paura è un salvavita: ci permette di difenderci e/o di fuggire di fronte ad un pericolo reale o potenziale.

L’acqua d’altro canto deve diventare un’alleata, un’amica.

Per fare ciò come prima cosa, è necessario che l’acqua entri il più possibile nelle nostre giornate in diversi modi:

l’acqua ci permette di stare bene: è la cosa di cui abbiamo più bisogno per vivere;
l’acqua può essere un gioco: al parco o a casa l’acqua può essere un elemento con cui fare i travasi o utile per le costruzioni;
l’acqua serve a lavare le cose: farsi aiutare a lavare frutta e verdura o i vestiti delle bambole o con una spugnetta ben strizzata le varie superfici o giocattoli o monopattini o palle;
con l’acqua si può colorare: gli acquarelli o la tempera diluita o il ghiaccio colorato;
l’acqua è intorno a noi: abituare ad osservare che è presente ovunque andiamo (le fontane o le fontanelle da cui beviamo o i fiumi/laghi/mari)
l’acqua è un luogo in cui alcuni esseri viventi abitano: leggere libri o vedere documentari che raccontino gli animali acquatici.
Successivamente sarà utile raccontare al nostro bambino quanto l’acqua sia stata e sia presente nella nostra vita e quanto ci sia utile e quanto allontanarci da essa giochi a nostro sfavore. Per questo diventa necessario attingere da aneddoti ed esperienze nostre o di amici/familiari al mare/al lago (sub, snorkelling, viaggi su traghetti/navi) che permettano al bambino di immedesimarsi e di prefigurarsi in un futuro a breve/medio termine. E’ bene che si raccontino sia esperienze piacevoli, emozionanti, memorabili che anche le proprie titubanze e paure che però non sono state limiti ma motori per superarle.

Infine, rendere ogni momento nell’acqua e con l’acqua il più divertente possibile.

In commercio esistono molte soluzioni che possono venirvi in soccorso soprattutto se si pensa al momento del bagnetto (la marca Tinti si trova facilmente e colora l’acqua in diversi modi con i sali o i coriandoli o pastiglie o schiuma, da Imaginarium si trovano pennarelli per il corpo e la vasca), ma basta anche solo un pò di creatività ed usare ciò che si ha in casa, come spugne, imbuti, cucchiai, ciotoline.

  

Per la piscina conviene affidarsi a corsi che usino il gioco come “strumento” principale ed accertarsi che il maestro sia una persona empatica in grado di capire e guidare vostro figlio.

Se e/o quando optate per un momento insieme in acqua che sia al mare o in piscina, supportate sempre il vostro bambino senza sminuire i suoi timori, ma ponendovi come àncora.

La chiave di svolta per affrontare questa loro avversione sta nello stargli vicini, SEMPRE, per evitare che si sentano soli, per tranquillizzarli e farsi raccontare cosa stanno provando, per ricordargli che possono contare su qualcuno che può proteggerli e farli stare al sicuro.

E’ meglio evitare, per cui, qualsiasi sia l’età di nostro figlio:

frasi sgradevoli che lo facciano sentire inadeguato, quali “guarda i tuoi amici come nuotano felici”, “è solo una doccia cosa vuoi che sia?”
imposizioni e forzature;
rigidità e chiusure da parte nostra “finchè ti comporti così non contare su di me”
Insomma, parlare e ridere sono le parole chiave da tenere a mente

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