Scuola Natura, scuola di vita... per le mamme

Quando mi avevano preventivato la possibilità che uno dei miei figli potesse andare a Scuola Natura nella mia testa avevo accantonato il pensiero, e le correlate ansie, in modo strategico finchè non si fosse presentata la reale possibilità che ciò accadesse (p.s. l’evitamento è sempre stata la mia strategia preferita)…beh è accaduto prima di quanto non immaginassi!

Ricevuta la notizia la mia testa ha iniziato a frullare, il mio stomaco a stringersi, restringersi e a produrre bile, la mia gastrite stava facendo festa… il mio cuore un po’ meno: come avrei fatto senza il mio bambino per cinque giorni e quattro notti? Perché sì, su di lui non avevo alcun dubbio, lui le risorse ce le ha eccome, anche se ahimè qualche piccola ansia da separazione sono riuscita ad inculcarla ad entrambi i miei figli. 

Una successione di emozioni e sensazioni hanno iniziato a farmi visita quotidianamente, così come ipotetici scenari che si sarebbero presentati..il conflitto interno poteva avere inizio. Mi ripetevo come un mantra “lui va in vacanza con i suoi compagni e le maestre a fare esperienze nuove..sarà felice, sarai felice”, ma perché allora non riuscivo a stare serena? Avevo la possibilità di godermi la seconda come una figlia unica, ma perché non riuscivo ad essere tranquilla? Le maestre avevano accolto e risposto a tutti i dubbi, perché sentivo continuamente l’agitazione dentro di me? E poi come un’illuminazione è arrivato un ricordo di me bambina ad un campo estivo che piangevo come una disperata accarezzando la carta d’identità di mia mamma… il ricordo di quel dolore forte allo stomaco, quella sensazione di essere dilaniata, deprivata di una parte di me, quel senso di vuoto, di “abbandono”, di smarrimento, di non essere protetta… io quella dal cordone ombelicale indissolubile, quella dei rapporti esclusivi e simbiotici ero di fronte ad una nuova sfida, una nuova messa alla prova, ma con un ruolo differente e con qualche anno in più sulle spalle (e sui capelli)..ce l’avrei fatta?

Ho iniziato a focalizzarmi sulla valigia o meglio sul contenuto e a renderlo il più facilmente fruibile da mani inesperte e disattente proprie di chi, sia per il fatto di essere un bambino sia di essere un maschio, non si interroga e si lascia trasportare dagli eventi. Archiviato l’aspetto più pratico, mi sono dedicata a quello emotivo e mi sono messa “a tavolino” con lui a trovare quali fossero state le strategie che lo avrebbero aiutato in un momento di sconforto e malinconia. Attrezzato di bacini, magliette, peluche, libri, pensieri e ricordi felici pensavo di aver risolto anche questo, ma dentro di me sentivo ancora fermento.

Il giorno della partenza finalmente è arrivato e il tutto è avvenuto troppo di fretta, in un secondo era già sul pullman e io non avevo realizzato che non era più con me..la sensazione di quel dolore passato si stava ripresentando e le lacrime hanno iniziato a farsi avanti…ho sentito una manina e due occhi grandi che mi guardavano un po’ sbigottiti e un po’ confusi..la mia piccola era lì a darmi un bacino. La tristezza ha lasciato spazio al senso di colpa per essermi dedicata esclusivamente al primo e così l’ho abbracciata e mi sono fatta forte di quello che avevo. 

Il tempo è passato, ma verso sera, infilate nel lettone, alla visione delle prime foto e video inviate dalla maestra, la malinconia si è ripresentata come un fiume in piena e quel dolore si stava insinuando ancora dentro di me, ma sempre quelle manine mi hanno “salvato” per porgermi un pupazetto che il grande aveva lasciato appositamente per me, su cui aveva lasciato volutamente il suo odore dormendoci le notti precedenti…e allora ho capito che ero fortunata e avevo fatto un buon lavoro, che dagli errori si impara e tutta l’attenzione che davo alle emozioni, al non negarle, all’affrontarle e all’accettarle stava germogliando, non era stato uno sforzo vano: i miei figli le sapevano gestire meglio di me e per una volta mi sono sentita più leggera. 

Non ho smesso di contare le notti, di sperare che il giorno del rientro arrivasse quanto prima, ma almeno non stavo più provando quel dolore così forte: alla fine io sono parte di loro e loro sono parte di me anche se non stiamo fisicamente insieme.

Finalmente il fatidico venerdì era arrivato, il clacson del pullman che suona dietro l’angolo è stato uno dei suoni più gradevoli che avessi mai sentito (e per una milanese abituata al traffico e ai continui strimpellamenti al primo secondo passato una volta che è scatta il verde non è cosa da poco), potevo riabbracciare il mio piccolo e così una volta avuto tra le mie braccia, le lacrime si sono ripresentate e io mi sono sentita più piena, più viva e felice…veramente felice..tutto aveva un senso!

La Scuola Natura è stata un’ottima scuola di vita per tutti, ma soprattutto per me..ora sono una mamma, una persona un po’ più corazzata, pronta per la prossima sfida, sperando, però, non arrivi subito ;)
Se avete la possibilità di lasciare i vostri figli in contesti protetti, non vietateglielo perché tutti ne trarrete giovamento e se siamo riusciti a superare noi questa prova, possono farcela tutti. 


p.s. la tranquillità e felicità del momento si sono dileguate e dissolte girato l’angolo e presa la via di casa..la piccola si sentiva defraudata dal suo ruolo di protagonista assoluta e aveva iniziato a sbattere i piedi e a farsi sentire a gran voce e, ahimè,  non è un modo di dire. 

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