Come parlare di morte con i bambini

Morte..un brivido che scorre su tutta la schiena, un’esperienza che chi vive ne sente
ancora gli strascichi addosso, un dolore e una sensazione di vuoto difficili da dimenticare,
una “parola” che in questi ultimi giorni si sente spessissimo, una paura che fa tremare e
vacillare molti adulti.
La morte ha un portato di disagio intenso e profondo, è la prova tangibile che tutto ha una
fine. Il lutto è un tempo di dolore che a stento fatica a slegarsi dalla perdita e che si
trascina ricordandoci quanto sia una voragine il vuoto che si è creato dentro e accanto a
noi.
Queste sono alcune delle definizioni che si possono dare della morte e queste sono
alcune delle motivazioni che gli adulti riportano per evitare di parlarne con i bambini.
La morte, però, è parte intrinseca della vita e come tale è giusto che venga affrontata,
perché altrimenti rischia di essere fraintesa, amplificata e come qualsiasi cosa che viene
allontanata e non analizzata, non le si permette di essere conosciuta. Inoltre, i bambini
sono svegli, acuti e costanti osservatori dei propri genitori e se percepissero qualcosa in
loro che li turba senza riuscirne a dare una spiegazione concreta, potrebbero azzardare
ipotesi magari del tutto errate, attribuendosi colpe che non hanno.
Non affrontare argomenti ostici e complessi, infine, contribuirà a farci trovare impreparati e
confusi quando l’evento doloroso si presenterà inevitabilmente a noi. Vale la pena, per cui,
essere pronti e parlare con i nostri figli di questo argomento.
Il primo consiglio è quello di parlare normalmente della morte, inserendola nei nostri
discorsi come se non fosse un argomento tabù (come peraltro non è), anche quando non
ci colpisce direttamente, prendendo spunto dalle notizie del mondo esterno. Esistono molti
libri e albi illustrati che parlano di questo tema in maniera più o meno esplicita: vale la
pena dargli un’occhiata. Alcuni dei miei preferiti sono: Il cuore e la bottiglia (O. Jeffers, Zoo
Libri), L’anatra, la morte e il tulipano (W. Erlbruch, Edizioni E/O), Ti voglio bene anche se
(D. Gliori, Mondadori), Cioccolatino a strati, (E. Spagnoli Fritze, C. Passarini, editore
Pulce), L’isola del nonno (B.Davies, EDT Giralangolo)
Se la morte colpisce direttamente la nostra cerchia di conoscenze, è opportuno seguire
qualche accortezza:

  • Innanzitutto, conviene non usare un linguaggio pieno di eufemismi o di concetti che
    potrebbero essere fraintesi: frasi come “se ne è andato” o “è partito per un lungo
    viaggio” fanno presupporre che la persona potrebbe anche tornare; “si è
    addormentato” potrebbe generare dei timori e dei problemi nell’addormentamento.
  • L’uso di parole semplici e adatte all’età del bambino è necessario, ma non deve
    darci l’illusione che il bambino abbia capito, è doveroso accertarsi che tutto ciò che
    gli abbiamo detto sia stato compreso
  • Leggere e legittimare le emozioni di nostro figlio, lo farà sentire adeguato e sereno
    nel poter esprimere e sentire qualsiasi sensazione. Le emozioni provate non per
    forza saranno solo la tristezza e la malinconia, ma potranno emergere anche la
    rabbia dettata dall’incomprensione dell’evento o la gelosia legata all’attenzione
    deviata su qualcosa di altro. Ogni emozione andrà accolta, anche se non la
    comprenderemo o condivideremo.
  • Creare ritualità aiuterà il bambino ad entrare in contatto con l’argomento, ad
    affiancarsi alla perdita in modo graduale, ad avere uno strumento con cui poter
    “parlare” con la persona che è morta: uno scrigno magico in cui inserire i vari ricordi
    legati alla persona, una lettera, un disegno, una fotografia.
  • Mantenere una routine, non cambiare l’organizzazione della giornata, contribuisce
    a garantire una stabilità al proprio bambino, che già vulnerabile sentirà la sicurezza
    e la rassicurazione della propria vita che va avanti.
  • Infine, ma non per questo meno importante, condividere con vostro figlio le vostre
    sensazioni sarà per lui una grande risorsa, perché potrà comprendere che le
    emozioni che sente sono normali e che possono essere gestibili. Non mostratevi
    spaventati, tentate di gestire il vostro dolore in modo equilibrato, perché un adulto
    spaventato risulterà spaventante per il bambino, perdendo così la lucidità e la
    calma necessari in questo momento.

Spero che queste indicazioni vi siano utili e che rendano meno difficile parlare e gestire
questo argomento.

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