Il fatidico rientro a scuola

Non scrivo sul blog da fine aprile, non pubblico idee per affrontare la noia su FB e IG da metà giugno. Le cose che sono accadute sono tante e ancor di più quelle che accadranno. Tra poco la scuola riaprirà e se in molti genitori sono contenti e rasserenati da questo nuovo inizio, in me si smuovono riflessioni da professionista e preoccupazioni da mamma. 

Ricordo ancora l’aria ovattata come quando nevica in città; il suono incessante di ambulanze a qualsiasi ora; le sveglie notturne per accaparrarsi la spesa; il lavaggio forsennato di mascherine, mani, indumenti; i risvegli o le fatiche ad addormentarsi; la paura di ammalarsi, di poter ammalare e ancor di più che i tuoi cari si ammalassero; lo sguardo perso dei bimbi e l’incapacità di spiegare loro perché non si potesse più giocare con gli altri o andare al parco; il divieto di abbracciare i miei genitori per proteggerli e tante troppe altre cose che affollano la mia mente. 

Sono ipocondriaca e moderatamente patofobica, riconosco i miei limiti, il mio cervello va in tilt appena sento COVID-19, non tollero chi usa a sproposito parole o prende sotto gamba la questione e l’idea che dal 14 settembre i miei figli possano essere esposti a maggiori probabilità di contagio non rasserena il mio essere mamma, anche se continuo ad aver fiducia negli strumenti e nelle spiegazioni che ho dato e do’ loro su come comportarsi, anche se rimangono ancora vuoti ad alcune domande di comportamento o organizzazione che mi pongono ("ma se mi chiedono una gomma posso prestarla? Quando vado in bagno come funziona?") . 

La cosa, però, che ancor di più non mi tranquillizza da professionista e’ che i progetti per tutelare l’aspetto relazionale ed emotivo siano da parte delle istituzioni un po’ raffazzonati, poco pensati, poco calati nei panni dei bimbi, ma solo visti e trattati con occhi da adulti. Se, infatti, “sappiamo” (o possiamo ipotizzare) come funzioneranno mascherine, gel, scaglionamento orari e collocazione banchi per far si’ che l’aspetto istruttivo/didattico funzioni, ci chiediamo come interagiranno i nostri bimbi negli spazi e momenti “liberi”? Ci sono attività, giochi, scambi orientati a garantire e proteggere le relazioni e interazioni tra pari, che è la cosa che più forma i nostri bambini? Si è pensato ad un modo perché possano “abbracciarsi”, giocare, scherzare, ridere spensieratamente (senza sputacchiarsi), convivere, scambiare, stare, empatizzare?

La scuola è anche questo e mi chiedo se verranno tutelati e garantiti i diritti dei bambini in totale sicurezza loro e delle loro famiglie. Voi cosa ne pensate?

Ultimi articoli