I valori da tramandare

Un’amica l’altro giorno mentre eravamo al telefono se ne è venuta fuori che potrei scrivere un libro sui miei primi 39 anni di vita talmente e’ stata piena di eventi. Io che la mia vita la vedo si’ movimentata, ma prevalentemente dai ritmi e dalle esigenze dei miei figli (e chi è genitore sa a cosa mi riferisco), faticavo a riconoscermi in quell’affermazione. Il mio motto può essere “faccio cose, vedo gente (ora molto meno)” senza, però, eccessi o particolari slanci ed entusiasmi (“sono un po’ pigra), per cui è normale che io abbia archiviato un po’ di esperienze, se poi si pensa che sono curiosa il gioco è fatto!

Se, però , lei che mi conosce ha questa impressione, mi ha fatto fermare a ragionare su di me e su come mi possono vedere gli altri. 

Il lavoro di analisi che ho fatto (e continuo a fare anche se più sporadicamente) mi ha permesso di accettarmi sempre più, di accogliere i miei difetti e punti critici, di prendermi per quel che sono con l’obiettivo di migliorarmi, ma con la libertà di non poter piacere a tutti. Mi sono scrollata nel tempo il peso del giudizio altrui. 

Il ruolo di mamma,invece, mi ha permesso di essere più tollerante, più flessibile e di rivedere i miei punti di vista, ma anche di indurire i valori verso cui sono sempre più intransigente. 

L’ipocrisia, l’incoerenza (differente dal cambIamento di vedute) e la violenza (di qualsiasi genere e soprattutto rivolta ai fragili e impotenti) mi mandano in tilt. Io che parlo di gestione di emozioni, queste tre cose pungolano così tanto la mia amigdala al punto che  il percorso verso la neocorteccia è impraticabile e ahimè agisco di getto. 

L’intolleranza verso le diversità agita tramite la violenza è un atto di viltà, di meschinità. Le notizie degli ultimi periodi sono shock ed è nel mio dovere di genitore arginare e spegnere qualsiasi fuocherello di violenza (verbale e fisica) possa accendersi nei miei figli. Quando vedo genitori (che spesso si auto celebrano come buonisti) incentivare in qualsiasi modo i figli, anche con le migliori intenzioni, a calpestare, schernire, denigrare l’altro a stento riesco a trattenermi dal non parlare. Così come mi lasciano sbigottita quelli che non intervengono se loro figlio attacca o provoca qualcun’altro. La violenza, dal pugno all’offesa, alimenta la cultura dell’odio e dell’irrispetto. 

E non è che non mi preoccupo quando vedo mio figlio essere l’obiettivo di qualche bambino che non controlla la sua aggressività e mi chiedo cosa dirgli e se legittimarlo a difendersi fisicamente. 

Quei bambini spesso (non sempre) sono figli di persone che poco si interessano di loro e che per cui non hanno avuto modelli, basi sicure. Non sono stati l’oggetto di amore di nessuno. Oppure sono figli di chi pensa ancora che la virilità e la machosita’ si mostri attraverso la prestanza fisica, senza aprire gli occhi al mondo emotivo.

A quel punto mi fermo e mi basta domandarmi che uomo/donna mi auguro possano diventare i miei figli e su quello mi muovo dando spiegazioni utilizzando il linguaggio più consono alla loro età (“forse è invidioso”, “forse qualcuno non gli ha insegnato a dire ciò che prova con le parole”, “forse non sa esprimere ciò che sente”, “forse pensa che questo sia l’unico modo di essere visti e accettati”). Uso sempre un modo ipotetico o il condizionale per evitare di irrigidire le spiegazioni, lasciando libertà ad altre interpretazioni. 

Per me I violenti, bambini, adolescenti e adulti, sono, abbuonatemi il termine poco professional ma molto esplicativo, “poveretti”..poveri d’animo, poveri di amore, poveri di relazioni, poveri di considerazione, poveri di autostima, poveri di empatia, non hanno avuto mai il dono e la libertà di domandarsi “ma se fossi nei suoi panni come mi sentirei?”.

Tante riflessioni per dire che ho fatto un tuffo nel passato e tutte le esperienze che ho vissuto mi hanno portato gradualmente a reagire alle cose che mi infastidivano, a tracciare i fili della vita, ma solo con i figli sono riuscita ad individuare i punti cardine, i limiti invalicabili e i valori per cui battersi. 

E voi ripercorrendo la matassa avete capito quali valori tramandare ai vostri figli? 

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